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“Cyrano − Commedia eroica”. Il grande classico arriva a Teatro Trastevere

Affrontare un classico non è mai facile. Per poter emergere e piacere al pubblico è necessario trovare un approccio originale. Gabriele Tacchi sembra aver pensato anche a questo, immaginando la sua versione del Cyrano de Bergerac di Edmond Rostand. Riprendendo il testo nelle sue traduzioni più utilizzate, il regista compie una gradita opera di taglia-e-cuci generale, eliminando passaggi ridondanti e non necessari ai fini della messa in scena. Proprio sul palco troviamo il vero elemento innovativo di Cyrano − Commedia eroica, che trasforma il nasuto personaggio in una tragicomica maschera della commedia dell’arte. Il contesto storico nel quale si muove il poeta spadaccino funziona meravigliosamente per questa trasposizione, e il personaggio stesso si presta a diventare un’inusuale caricatura di sé, che non appiattisce il carattere originale, ma lo approfondisce e carica di sfumature raramente osservate in altre versioni teatrali dal taglio più consueto (o in generale in incarnazioni del Pirgopolinice).

A rendere il protagonista della commedia ancora più complesso troviamo la scelta di far indossare la maschera, a turno, a più attori. Ognuno fornisce un’interpretazione personale del Saviniano alla conquista di Rossana, rendendo un’immagine di Cyrano unica e complessa. Attraverso buoni giochi di movimento corporeo, interessanti soluzioni scenografiche, ritmo calzante, inserti canori e, ovviamente, un magistrale lavoro mnemonico, Valentina Conti, Valentina Greco, Matteo Paino, Irene Scialanca, e lo stesso Gabriele Tacchi portano a casa una performance oggettivamente valida. Le poche note negative non sono effettivamente tali, e si tratta di sbavature più che di problemi strutturali. Volendo trovare il pelo nell’uovo, consiglierei a Tacchi di dirigere Paino verso la giusta dose nella carica interpretativa, a momenti quasi macchiettistica e in altri quasi sottotono, e a Scialanca di abbracciare Rossana e capirla, per regalare agli spettatori un climax ancora più commovente.

Il bilancio è positivo, ma devo ammettere di aver faticato tanto per l’intera durata dello spettacolo. Le originali scelte di questa messa in scena passano velocemente da punti di forza a talloni d’Achille. La combinazione di questo testo con forme atipiche afferenti alla Commedia dell’Arte necessita una migliore equalizzazione per evitare la cacofonia, nonostante gli emozionanti momenti di rottura, purtroppo concentrati solo sul finale. In sintesi, non ritengo Cyrano − Commedia eroica un’opera memorabile, quanto un buon esercizio di stile per cast e pubblico. Tacchi e i suoi compagni hanno mirato a un progetto ambizioso, lavorandoci con evidente dedizione. Rimane da chiedersi se a Cyrano siano rimaste parole da dire, dopo più di un secolo che le presta ai volti più disparati. Ed è necessario trovare un pubblico specifico a cui veicolare il messaggio, per non rischiare di perdersi in manierismi e contrasti difficilmente digeribili che accontentano tutti e nessuno.